« Articoli precedenti Sottoscrivi Ultimi articoli

4 Lug 2009

Vorrei…

Posted by sempreio. 32 Commenti

Continua con la lettura »

Tags:

20 Giu 2009

Oggi

Posted by sempreio. 6 Commenti

Oggi è una giornata che non si annuncia molto diversa da quanto è successo in questi ultimi giorni: correre al lavoro, cercare di contenere termini scaduti, lavorare senza le basi adatte ad estrarre i risultati necessari, mangiare male e troppo velocemente, riprendere la solita routine, precipitarsi a casa, respirare profondamente prima di qualche altra riunione… insomma, da sentirmi spremuta come un limone. Unica variazione sul tema: oggi partecipo a un corso di formazione.
 
Posteggio davanti all’albergo *****, i giardini sono curati nei minimi dettagli, i fiori esaltano l’armonia del posto e il lago restituisce quel senso di rilassamento tanto necessario quando le batterie sono ormai esaurite. La sala è accogliente, decorata sontuosamente, le poltroncine comode e l’aria condizionata rompe piacevolmente la calura. Sul tavolo l’acqua e in un angolo della sala la frutta per chi non dovesse resistere fino alla pausa caffé.
Mi viene spontaneo un confronto con l’ambiente dell’ufficio: un caldo soffocante, la collega rompiscatole (ora lo dico), i telefoni che suonano senza tregua, due computer sul tavolo perché se restasse un ritaglio di tempo tra un lavoro urgente e l’altro, potrei forse finire la tabella. I cioccolatini, l’ultima spiaggia della disperazione, si appiccicano alle dita tanto sono squagliati.

Inizia il corso e il grosso merito del relatore è quello di saper catturare e mantenere l’attenzione, malgrado il tema non sia dei più scontati: analisi, confronti e valutazioni, il tutto espresso in termini inglesi che escono dal buio come bestie feroci, ma che tradotti in italiano e in pratici esempi diventano miti agnellini al pascolo.

Pausa pranzo: ci trasferiamo sotto la pergola in giardino, il lago è ai nostri piedi. Lì attorno, alcuni turisti prendono il sole, altri nuotano. Il pasto è delizioso e consumato senza fretta mentre ci scambiano opinioni sulle rispettive esperienze lavorative. Non mi sembra vero. Chiamo a casa e i miei figli mi rispondono felici: anche loro si trovano sul piatto buone cose che il loro papà, per premiarli delle richieste d’aiuto in lavori manuali, ha preparato loro.

Il corso prosegue e, senza aver sbadigliato nemmeno una volta, arrivo a fine giornata arricchita di una nuova esperienza condivisa con persone che occupano la mia stessa funzione. Potrebbe sembrare banale o scontato, ma dopo i ritmi delle ultime settimane apprezzo una giornata che ho finalmente sentito in armonia con le mie esigenze.

Rientro a casa e, nel momento di relax che sempre mi prendo prima di andare a letto, mi ritrovo vestita di camicetta, giacca elegante e pantaloni del pigiama, i piedi sul tavolino e il pc sulle ginocchia dopo aver gustato un piatto trovato nel frigorifero e lasciato con amore da mia figlia: una costina, una lumaca di salsiccia e un’insalata di riso. La mia casa è un Grand Hotel e la mia famiglia è magica.

Tags:

24 Mag 2009

Nonna Papera e il giardigym

Posted by sempreio. 19 Commenti

Ohi, ohiii, ohiiiii… la mia povera schiena! Cric, crac, uic, uiiic, uiiiiic… la carriola di Ciccio scricchiola meno della mie ossa. Già, amici miei, una nuova primavera si aggiunge alle molte passate, e il torpore che avvolge i miei muscoli mi fa pensare che la ripresa sarà dura. Un risveglio gradito dopo il lungo freddo, ma le prime giornate calde segnano un difficile avvio per il mio fisico. La vostra Nonna Papera sta perdendo colpi! Ora i campi mi aspettano: bisogna arare e seminare, le piante sono da potare, il giardino fiorito è da rastrellare e le piantine vanno rinnovate. I bei fiori primaverili sono ormai passati e ora bisogna far posto a quelli estivi.
Mentre rimugino sul da farsi, ecco che un settimanale di giardinaggio m’illumina: «E’ l’ora del giardigym»… questo termine mi suona nuovo! Continuo a leggere con curiosità: «L’hobby del giardinaggio può trasformarsi in una piacevole ginnastica creativa e “brucia grassi”». Bene, bene, la cosa m’interessa. Unire l’utile al dilettevole è ciò che più mi piace: potrebbero diventare meno ripetitivi e monotoni i lavori alla fattoria! Quindi non mi resta che seguire le istruzioni.

Armatevi di zappe, rastrelli e vanghe e, dopo un breve riscaldamento e qualche esercizio di stretching, dateci dentro senza fermarvi: zappate, potate, eliminate le erbacce, rastrellate. Così facendo brucerete un bel pacco di calorie, rilasserete la mente, tonificherete tutti i muscoli e orto e giardino diventeranno più belli e rigogliosi. L’aerobic gardening fa bene al corpo e al cervello perché tonifica i muscoli e rilassa la mente grazie al benefico effetto dell’aria aperta. Naturalmente, ha senso se fatto almeno per 50 minuti e se tutti gli “esercizi” sono eseguiti senza pause. Senz’altro anche i risultati sul peso si vedranno.

Ho letto abbastanza. Da oggi la prima attività del mattino consisterà proprio in questo nuovo metodo aerobico per ridare alla mia schiena l’elasticità della mia mente: Nonna Papera ha mille risorse. E avanti! Strappare le erbacce allungando la schiena, stringere gli addominali, contrarre i glutei, piegare le ginocchia e… zac! E uno, e due, e tre. Via di nuovo e tutto risplende! Allungare le braccia, su, in alto e la vigna è potata. E uno, e due, e tre. Gambe divaricate, piegare la schiena e giù: seminare di qua, seminare di là. Lattuga, ravanelli, cicoria. Carote, spinaci, basilico. Prezzemolo, sedano, coste. E uno, e due, e tre! Innaffiare… un saltello, un volteggio, e… TOING! Accidenti al rastrello!

QUAAAACK!!!
SMAAAACK!!!!
Vostra Nonna Papera
Musica: The Blues Brothers – Everybody need Somebody to Love

http://www.youtube.com/watch?v=IAG8iD-XS44

29 Apr 2009

Per fare un blog

Posted by sempreio. 41 Commenti

per fare un albero ci vuole un seme…

ma cosa ci vuole per fare un blog? ci vuole gente che sappia trascinare, coinvolgere con spunti nuovi, con poche parole e tanto sentimento. in questo periodo mi rendo conto di non esserci in quel senso. scrivere soltanto per mettere un post e non avere il tempo materiale di andare a trovare gli amici a me soddisfa poco. i commenti sono la parte più importante di un post: arricchiscono, spingono a nuove idee e, non da ultimo, creano quei legami che diventano importanti.

c’è del vero nello "sfogo" che ho trovato sul blog di capitano: molta gente che ha camminato al mio fianco in questi ultimi 3 anni ha abbandonato e, mio malgrado, ne sento la mancanza. ho lasciato commenti in blog da homepage senza nemmeno ricevere un saluto in cambio, ho provato a conoscere gente nuova e niente, la continuità che c’è stata nel passato non torna. condivido appieno le sue sensazioni. ho però imputato a me la mancanza di sentimento o di stimoli per alimentare il diario virtuale. sento meno affezione per questa videata, meno attrazione… eppure è qui che ci sono i contenuti, è qui dove ci si affeziona, dove si sviluppano incontri che lasciano il segno, dove capita pure di restare delusi o di lasciarsi prendere dalla tristezza per quanto captiamo. perché come giustamente dice: qui c’è rumore di gente, c’è umanità.

non su facebook, là dove si segue il branco come pecoroni e gli spunti veri sono ben pochi e molto, molto rari. facebook è superficialità e banalità. va bene per chi non ha tempo di fermarsi e di ascoltare… assomiglia maledettamente a quei giochi virtuali da playstation che tanto ho combattuto. eppure anche lì si possono stabilire contatti umani, basta saper scegliere e non lasciarsi trascinare allo sbando!

da un commento è nato un post. ringrazio chi mi pensa ancora. nel virtuale purtroppo si fa presto a dimenticare. questo per dirvi che, se non vi sento su facebook, siete rimasti nel mio cuore.

un abbraccio
sempreio
nonna papera


foto: sempreio
Articoli correlati:
 
 
 

Tags: ,

22 Mar 2009

Odori

Posted by sempreio. 12 Commenti

Ho acceso da poco la stufa a legna e l’odore di fumo che percepisco attira la mia attenzione. Fuoco, allarme, pericolo, è necessario intervenire! Un odore stimola un processo che subito coinvolge tutti i sensi. Particelle invisibili riescono a smuovere sensazioni e a condurre a differenti reazioni, a dipendenza delle molecole odoranti che i recettori captano. Mi sembra semplicemente meraviglioso il corpo umano.L’odore del fumo, quello della legna che, bruciando, emana odore di casa, di focolare, di camino acceso a riscaldare gli affetti e tenere compagnia. Un odore che sembra allargare le braccia a gente felice di stare insieme, contenta di vivere un momento di festa, attorno a sapori radicati nei ricordi o nella tradizione. Potrebbe essere una castagnata a contrastare un odore di pioggia autunnale, misto all’odore di foglie calpestate… diverso da quando invece è il sole ad arderle. Mi lascio condurre nel bosco e trovo le sue ricchezze: i funghi nascosti alla vista, sotto le foglie, eppure non riescono a nascondere il loro odore, è lì, persistente. Odore di resina, d’estate col sole, sembra colare come il sudore della fronte quando con fatica si sale verso un odore di acqua che sgorga… l’odore dell’acqua di sorgente è paragonabile all’odore di muschio, fresco e rigenerante. Odore di frutti di bosco: le fragole sono di un odore intenso come il loro rossore, neppur lontanamente paragonabili alle fragole da giardino. Odore di mirtilli, o ancora di more e lamponi… se ti affretti a ingoiarli ci puoi trovare odore di formica, che diventa sapore sorprendentemente estraneo. Lo sento il sapore dell’unica formica mangiata da piccola, indimenticabile.

Odore di mamma, è senza dubbio l’odore ritrovato nel suo cuscino quando un brutto sogno odorava di paura: è l’odore della sicurezza, della protezione e di cuori gonfi d’amore. E’ lo stesso odore che mi auguro di intessere, ricamare, ordire dolcemente nell’imprinting dei miei figli.

Odore di mare: è l’odore dell’evasione, degli orizzonti infiniti e del calore del sole. E’ anche odore di libertà, è l’odore dei sentimenti da dividere con l’amore della mia vita, è ritrovarsi in due e ricordare quanto piacere si prova a sognare una vacanza insieme. O quanto sia eccitante renderla possibile e finalmente partire, lasciando il peso del lavoro, la quotidianità, la prigione degli orari e sentirsi vivi più che mai. E’ chiudere gli occhi e sentirsi un granello di sabbia nell’immensità di una spiaggia lambita dalle onde, un granello di sabbia che sembra uguale a mille altri granelli, eppure ha certamente un odore diverso e inconfondibile: odore di me.

Odore di te, è l’odore che manca sempre un po’. Un odore così intenso e unico, del quale vorremmo più spesso inebriarci, ma troppo sovente ci lasciamo distrarre da odori ingannevoli, fuggenti e irreali o, peggio ancora, dall’odore del dovere intenso e soffocante… ripromettiamoci di scacciarlo e di ritrovarci nell’odore di noi.

Tags: ,

27 Feb 2009

I feel

Posted by sempreio. 19 Commenti

lo sento

Continua con la lettura »

Tags:

1 Feb 2009

Bandir gennaio

Posted by sempreio. 24 Commenti

Constato che il mio orologio biologico è molto ben sintonizzato. Non sbaglia mai, verso la fine di gennaio inizio a sentire la primavera. Penserete: “Hai parlato di neve fino a ieri”! Eppure mi sento leggera, basta un’ora di sole in più per farmi tornare la voglia di spalancare le finestre e assorbire nuova energia. Il gorgoglio della neve sciolta sui tetti in certe giornate di sole è il rumore dei passi che corrono tra prati fioriti e il profumo della terra che si libera dal gelo è la voglia di lasciare il giaccone pesante per sostituirlo con una giacchetta di cotone.

Il calendario non mi dà ragione, infatti dice che stiamo vivendo i giorni della merla, conosciuti dalla tradizione popolare come i più freddi di gennaio.
Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il primo febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L’ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.

Molte sono le usanze popolari relative a questo periodo dell’anno. Nella Svizzera italiana tocca ai bambini, la sera del 31 gennaio, "bandir gennaio", facendo molto rumore e aiutandosi con coperchi e pentole vecchie, lattine e scatolame per scacciare il mese di gennaio e il freddo. Con lunghe ghirlande di ferro si cammina per le strade in gruppo, per i bambini è un evento molto atteso anche perché gli adulti escono di casa e li premiano con caramelle e dolciumi. Mentre in Engadina i bambini in grembiule blu sfilano nei paesini con grossi campanacci per scacciare l’inverno.


Più in là nel tempo troviamo il Sechseläuten, una tradizione zurighese. La festa ha luogo ogni anno a metà aprile e segna per la città l’inizio della primavera, al di là delle convenzioni astronomiche e astrologiche. L’usanza risale al Medioevo, quando, all’inizio della primavera, le campane del Grossmünster annunciavano la fine della giornata lavorativa alle sei anziché alle cinque, come d’inverno. Le corporazioni di artigiani festeggiavano questa novità mangiando e bevendo e facendosi visita vicendevolmente; e così si fa ancora oggi. La festa culmina quando viene bruciato il Böögg, un pupazzo di neve fatto in realtà di paglia che simboleggia l’inverno. I gruppi di cavalieri di alcune corporazioni cavalcano attorno al Böögg accompagnati dal suono della cosiddetta marcia di Sechseläuten, un’antica marcia dei cacciatori, finché il Böögg non rende l’anima a Dio con un gran frastuono e così quanto prima arriverà l’agognata primavera. Più presto perde la testa avvolto dalle fiamme, più bella sarà l’estate, così si dice.


Fortunatamente in Ticino non si aspetta aprile per segnare il cambio di stagione anche se probabilmente non tutti sono in anticipo come me… eppure è importante sentirla dentro la primavera, ascoltare il flusso della vita che si risveglia in noi, trasformare e rinnovare le nostre emozioni e i nostri pensieri per una continua rinascita.

E per finire in bellezza andiamo a Taiwan, dove in febbraio vengono spedite verso il cielo migliaia di lanterne di carta con scritte le preghiere per ottenere fortuna, amore e felicità: stelle che salgono al cielo e là si perdono tra altre stelle.

Video importato

YouTube Video

18 Gen 2009

Tracce

Posted by sempreio. 28 Commenti

La giornata si preannuncia un disastro, ho dormito pochissimo e malissimo, e quando capita sono una persona insopportabile. Allora il silenzio è il miglior alleato dell’unione coniugale. Fatico a non chiedere, indagare, sentire qualche parere che, spontaneamente, difficilmente arriva di mattina presto. Anche la sua è una mattina a rovescio come certe calze sfilate dopo averle indossate troppo a lungo. Se scaturisce la scintilla non sarò di certo né dolce né tollerante. Resisto finché lui non parte.
Dopo qualche sistemata alla casa, di malavoglia, non resta che affidarsi alla natura. Esco nel freddo, il sole sta illuminando da un po’ il paesaggio innevato e basta spaziare lo sguardo intorno per sentirsi meglio. Inspiro e libero la mente. La grinza che stringe lo stomaco si rilassa mentre infilo la punta delle scarpe negli attacchi degli sci. Guanti e bastoni aderiscono mentre la neve scricchiola sotto il mio peso. Basta qualche falcata e mi sento quasi regina.


La pista è veloce oggi, e scorro via solitaria. Non penso mai alla fatica, la mia mente corre libera come lo sguardo… poi noto qualcosa sotto gli sci, che rompe il bianco della neve: escrementi. Appartengono senz’altro al selvatico che lì vicino ha lasciato le tracce del suo passaggio. Però è strano, nello stesso punto noto anche degli spruzzi di sangue. Non mi fermo e ora penso a questo accostamento strano. La Miss Marple che è in me sta già indagando. Sarà una bestia malata? Può essere, ma altre tracce di sangue attirano la mia attenzione. Le tracce qui non sono nitide, si confondono e si miscelano con la neve e un colore sul rosato le rende meno visibili. Proseguo mentre la mia mente resta lì.

Un flash mi riporta a un paio di giorni prima, quando arrivando su un dosso vicino al fiume, un rumore mi fece guardare sotto l’argine. Uno slanciato capriolo, accortosi della mia presenza, fuggì per un tratto, sfoderando un’elegante andatura da indossatrice sulla passerella. Poi si fermò, mi tenne d’occhio e intuì la mia innocuità. La mia amica meravigliata dalla sua bellezza, mentre rimase accostato alla nostra andatura, gli raccomandò: “Non farti vedere da mio marito”. Lui è cacciatore.



Nel frattempo compio un altro giro e probabilmente la voglia di scoprire qualcosa in più mi riporta di nuovo là. Rallento e noto le tracce di un uomo, anzi, sono le tracce degli scarponi a lasciare le macchie di sangue. Le seguo con lo sguardo e qualche metro più in là un incavo profondo nella neve, dove le macchie di sangue sono più copiose. Subito mi sento rabbrividire mentre un’immagine si disegna nella mia mente: un fucile con silenziatore, nel mirino la bella bestia che, dopo uno sparo attutito, cade per un ultimo rantolo.

L’uomo è cacciatore. Il suo istinto, sin dalla preistoria, è quello di uccidere per procurarsi il cibo, per difendere il proprio territorio e per dimostrare la sua supremazia. Ma la crudeltà di questo gesto mi fa male. Ed è inevitabile accostare questo sentimento alle spiacevoli sensazioni che la cronaca quotidiana mi provoca. A morire sotto le armi sono donne e bambini innocenti. Esseri umani che non hanno futuro, solo la disperazione e il terrore del presente che stanno vivendo.

Non cadrà abbastanza neve per cancellare le tracce dei crimini dell’umanità.

6 Gen 2009

Vacanze in autostrada

Posted by sempreio. 26 Commenti

Cari amici,
vi racconto dell’ultima avventura di Nonna Papera in vacanza con la sua amica Clarabella. La piacevole sosta sulla costa toscana sta per finire. Il giorno della partenza ci svegliamo presto con l’intenzione di fare ancora qualche sosta durante il viaggio di ritorno. L’auto è piccola ma la stipiamo ben bene: oltre alle valigie trovano posto i nostri acquisti, i regali, i prodotti del luogo, la frutta fresca del fruttivendolo vicino di casa e le marmellate di Andrea, sapori e pensieri racchiusi in vasetto. Il forte vento rende una certa inquietudine, il cielo ha perso i suoi affascinanti colori di ieri per tingersi di giallo-grigiastro. Per la prima volta ci siamo ammodernate portandoci il navigatore. Un simpatico milanese pronto a indicarci la via: “Fra 200 meter ciapa la sinistra, Gigio”. Viramento di bordo e via…

La pioggia batte sull’autostrada, le previsioni di ieri sembrano rispettate. La voce solare di Elle ci rassicura: “Non nevica per ora, buon viaggio”. La radio però sembra un bollettino di guerra: neve, disagi, tamponamenti e blocchi. Accidenti!
Carrara e i suoi marmi con i colori rossastri delle cave scorrono in lontananza. La musica è dolce e i ricordi dei giorni passati sono con noi. Non sono mancate le visite nei dintorni. Ricordiamo con piacere Pietrasanta e la mostra di sculture della poliedrica artista Gina Lollobrigida. Arrivederci Toscana, terra ricca e generosa.


E’ quasi repentino. La coda ci inghiotte e il nostro amico inizia ad aggiungere minuti all’orario d’arrivo previsto. Bella la Liguria con le sue costruzioni dai colori pastello affacciate sul mare. Geometrie regolari tra colli selvaggi e impervi. Il cavalcavia è un punto d’osservazione strategico. Dopo un’ora si vorrebbe però cambiare panorama e avanzare un pochino, tanto più che i bisogni fisiologici premono. Non manca la compagnia: gli sms o le chiamate degli amici che seguono col pensiero rassicurando. Racconto a Guerriero della nostra idea di abbandonare l’auto a Genova e scappare in treno. Si dimostra subito d’accordo, purché la macchina sia caricata sul traghetto diretto alla sua isola “Lasciate tutto dentro, andrà benissimo per continuare la lotta”. Se solo potessimo uscire dall’autostrada!
Acqua e neve battono sul parabrezza come le ipotesi che si prospettano: A7 chiusa e A26 fortemente perturbata. Per il momento non ci resta che attendere. Abbiamo un’unica preoccupazione: come fare per raggiungere un bagno? Guardo il camionista di fianco a me, è stanco e stufo. Chissà se in cabina gli autotreni hanno anche la toilette?
Siamo dentro un tunnel da un’ora e qui da ammirare c’è veramente poco. Fissiamo lo schermo del navigatore e pensiamo al mare d’inverno, alle corse sulla spiaggia e alla tranquillità che si respirava…


Mentre Bruno Lauzi canta Genova:

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.

Dopo aver dato appuntamento a Ciccio, anche lui lontano da casa, per le 15.00 a Lione il traffico riprende a scorrere sul lastrone che aveva bloccato un bisonte. Ce la faremo? Imbocchiamo con ottimismo la A26 e la neve scende in turbinii rabbiosi. La stazione di servizio è vicina e tra mucchi di neve parcheggiamo… siamo gente di montagna abituata a queste situazioni, eppure non ci sentiamo per niente tranquille. La neve sferza il viso e l’inquietudine si legge sui visi delle poche persone racchiuse nei cappotti. Sono le 14.00, almeno un panino ci vuole. E poi, finalmente, possiamo andare in bagno. “Spiacente, l’acqua è gelata e i servizi sono chiusi”. Ci guardiamo attorno nel parcheggio, pensiamo che ora essere uomo sarebbe un bel vantaggio… no, non ce la facciamo, impossibile… resistiamo un altro po’. Non beviamo, il panino resta lì perché lo stomaco è chiuso. Ripartiamo, il traffico sembra nuovamente scorrevole. Se tutto va bene tra 2-3 ore saremo a casa.
Nel frattempo TomTom ha un malore: il suo schermo è diventato tutto bianco. No, ci eravamo affezionate! Sorrido e penso alla luce del mare: intensa, mutevole…



Non ci stupiamo di tornare alla realtà e constatare che la coda si riforma e ci si ferma di nuovo. Ci rendiamo conto che l’appuntamento con Ciccio è mancato. Stiamo perdendo la cognizione del tempo. Come il naufrago che dopo due giorni in mare aperto non ricorda con esattezza quante ore ha già passato in quella monotonia.
Sulla corsia di destra la neve arriva al guard-rail, il cartello di fianco alla nostra auto indica che l’autogrill è a 1500 m. La gente inizia a uscire dalle auto, a dimostrare impazienza, a cercare informazioni più precise, ci si raduna in piccoli capannelli attorno a questa o quell’auto. Fa freddo, si torna in macchina, si accende il motore per un po’ di tepore. La notte ci avvolge, ma non siamo sole, infatti anche qui è impensabile soddisfare il desiderio più grande: appartarsi a fare pipì!



E’ notte fonda quando la lunga ghirlanda di luci si rimette in moto. A stento stavolta. C’è chi è bloccato nella fretta di raggiungere la corsia pulita da poco e chi ha lasciato il veicolo e se n’è andato alla ricerca di un caffè. Se riusciamo a scansare il furgone abbandonato davanti a noi, possiamo partire. Gheen, gheennn, e poi più niente. La batteria è completamente scarica, Clarabella è disperata. Azzz… che imprudenza! Per fortuna nostra c’è chi ha compassione di due imbranate e la solidarietà si mette in moto. Troviamo persone gentili che in poco più di un attimo sono munite di cavi, ricaricano la batteria e ci fanno ripartire. Grazie!!!

Sono passate 12 ore e abbiamo percorso 220 km. Ora si pattina su una corsia completamente ghiacciata. Con i bisonti che fanno paura, non ne possiamo più. Rassicuriamo le famiglie a casa e usciamo ad Alessandria per trovare un albergo. La città è innevata e sarà difficile anche solo trovare il posteggio. Quack, qualcuno ci aiuti! Un passante solitario ci indica un albergo, l’amico Raz nel frattempo ha trovato anche lui qualcosa. Quanto sono utili i cellulari in questi casi! L’albergo è strapieno, ma il portiere è previdente: ci indica un alloggio a pochi chilometri. TomTom si è ripreso per nostra fortuna. Nel frattempo l’uomo solitario si è intrattenuto con Clarabella “Ho un casolare in campagna, vi potrei invitare se non fosse così freddo”. Grazie, molto gentile, ma di avventure oggi ne abbiamo avute abbastanza… Impostiamo TomTom che nel frattempo è tornato tra i vivi e in poco tempo siamo in albergo, una tisana lunga e qualche dolcetto sul comodino, a finire il libro che ci ha accompagnate durante questi giorni stupendi.
Solo più tardi Clarabella mi confessa di aver temuto di passare la notte in un casolare di campagna fatta a pezzettini da un maniaco. “Sèra i occ, Crapéta! Pensig pù, Gigio! Staca el TomTom prima che i t’al ciula! Bonanott”.

Grazie Clarabella, alla prossima!

31 Dic 2008

Auguri!

Posted by sempreio. 18 Commenti

Tags: , , , ,